Il giorno 13 Giugno 2026 nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Tallinn, si è tenuta l’ordinazione sacerdotale di Kiryl e Marco, entrambi si sono formati per anni nel nostro seminario per servire la chiesa di Estonia e del Mondo come sacerdoti. E’ stato un passaggio del signore per noi come seminario che ci conferma nella vocazione e ci da perseveranza per continuare a servire la chiesa di Estonia e del mondo intero. La liturgia è stata celebrata d’innanzi alle famiglie e agli amici di Kiryl e Marco e d’avanti ai fedeli Estoni, è stata presieduta dal nostro vescovo Phillippe Jourdan che nell’omelia ha sottolineato l’importanza per un presbitero di avere come centro della sua vita e del suo ministero il rapporto con Cristo, Dicendo:
<<Cari Kiryl e Marko, che oggi diventate sacerdoti e consacrate tutta la vostra vita al servizio di Cristo.
Oggi è un grande giorno di gioia e di ringraziamento per tutta la Chiesa cattolica in Estonia. Ci riuniamo attorno all’altare del Signore per essere testimoni di un evento che non riguarda soltanto questi due giovani che vengono ordinati sacerdoti, ma tutta la Chiesa in Estonia. Quando il Signore dona nuovi sacerdoti alla sua Chiesa, non risponde soltanto alla vocazione di due persone. Risponde anche alla preghiera e ai bisogni del suo popolo. Non lascia il suo popolo senza sacerdoti, ma continua a prendersene cura. Oggi vogliamo ringraziare Dio per questi due nuovi sacerdoti. Ringraziamo i loro genitori, le loro famiglie, le comunità, i direttori spirituali, i formatori del seminario e tutti coloro che li hanno aiutati ad ascoltare la voce del Signore e a rispondervi. Il Vangelo di oggi ci porta sulle rive del lago di Galilea. Gesù è risorto dai morti. Pietro ha vissuto il più grande fallimento della sua vita. Aveva promesso di restare fedele a Gesù fino alla morte, ma davanti al pericolo lo rinnegò tre volte. Potremmo aspettarci un giudizio o dei rimproveri da parte di Gesù. Ma Gesù non apre le ferite di Pietro per accusarlo. Le apre per guarirle.
Per tre volte gli chiede:
«Simone, figlio di Giovanni, mi ami?»
Gesù non chiede: «Perché hai fatto questo?» o «Sei davvero all’altezza?». Chiede soltanto: «Mi ami?»
Cari Kirill e Marko, oggi Gesù pone la stessa domanda anche a voi.
Non vi chiede:
- Sai predicare?
- Sai parlare le lingue?
- Sai aiutare le persone?
- Sai amministrare i sacramenti?
- Sai confortare i malati e i morenti?
- Sai insegnare ai bambini?
- Sai sostenere le famiglie?
- Sai guidare una comunità?
Tutte queste cose sono importanti, ma non sono la domanda fondamentale.
La domanda è una sola:
«Mi ami?»
Perché tutto ciò che farete come sacerdoti — predicare, celebrare l’Eucaristia, consolare, perdonare i peccati, accompagnare le persone — deve nascere da questa unica realtà: l’amore per Cristo.
Un sacerdote non è semplicemente qualcuno che sa fare determinate cose. Un sacerdote è prima di tutto una persona innamorata: innamorata di Cristo e, per questo, innamorata di tutte le persone alle quali dedica la propria vita.
«Mi ami?» significa anche: ami tutti, non soltanto una persona, ma tutti.
Pietro risponde:
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo.»
Non si fida più di sé stesso, perché ha sperimentato la propria debolezza. Si affida invece a Cristo.
E questa è la lezione che desidero trasmettervi: il futuro della Chiesa e il vostro ministero sacerdotale non dipendono in ultima analisi dai vostri talenti o dai vostri progetti, ma dal vostro amore per Cristo.
Questo è particolarmente vero in Estonia, dove i cattolici sono pochi e dove spesso lavoriamo in condizioni difficili. Potremmo pensare che tutto dipenda da noi. Ma non è così. Tutto dipende da Cristo e dall’amore che abbiamo per Lui.
<<Ciò che conta non è il successo, ma seguire Cristo. Cari ordinandi, oggi il Signore vi invita ad entrare più profondamente nella sua amicizia. Non nascondete le vostre debolezze. Pietro era debole, eppure divenne il capo degli apostoli. Non nascondete i vostri limiti. Dio agisce spesso proprio attraverso la fragilità umana. Non abbiate paura del futuro. La Chiesa che servirete non appartiene a voi, ma a Cristo.
Mettete l’Eucaristia al centro della vostra vita. Essa è la fonte e il culmine della vita del sacerdote e di ogni cattolico. Mettete al centro anche la preghiera, perché soltanto così potrete ascoltare la voce del Signore. E siate uomini che si accostano regolarmente al sacramento della riconciliazione. I sacerdoti ascoltano le confessioni degli altri, ma devono essere anche buoni penitenti. Affido infine voi e il vostro ministero all’intercessione del beato arcivescovo Eduard Profittlich, che ha donato la sua vita per la Chiesa in Estonia. Siate come lui: pronti a donare la vostra vita per gli altri, pronti ad andare dove Gesù e la Chiesa vi chiamano.
E quando Gesù vi chiederà:
«Mi ami?»
possiate rispondere con tutto il cuore, come Pietro:
«Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo.»
Amen.