Il giorno 08-11-2025 nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Tallinn si è svolta la celebrazione dell’ordinazione diaconale di Kyril e Marco, due seminaristi nel seminario Redemptoris Mater di Tallinn, che per anni si sono formati nel nostro seminario, e che in questo giorno ricevono dalla chiesa l’ordinazione, la celebrazione è avvenuta davanti al popolo Estone, e davanti ad amici e parenti venuti dalla Biellorussia, dalla Polonia e dall’Italia, la celebrazione è stata presieduta dal nostro vescovo Philippe Jourdan che nella sua omelia, prendendo spunto da una lettera del Papa Leo XIV ai seminaristi del Perù ha voluto sottolineare il servizio del Diacono e del Sacerdote dicendo:
«Vorrei riflettere brevemente su ciò che il Santo Padre ci dice, su ciò che dice ai futuri sacerdoti, su ciò che ha detto pochi giorni fa.
La prima cosa che il Papa sottolinea è questa: dobbiamo permettere al Signore di illuminare le nostre motivazioni e purificare le nostre intenzioni. Diventare sacerdoti o diaconi non consiste semplicemente nel “ricevere l’ordinazione”, come se fosse un obiettivo esterno o un modo facile per sfuggire ai propri problemi. Diventare sacerdote non è mai una fuga.
Non è un rifugio. Non è un modo per scappare da difficoltà familiari o personali. Non è uno status o una posizione nella società. Diventare sacerdote significa soltanto donare completamente la propria vita. Questo è l’unico vero scopo. Solo così una persona può dire liberamente “Sì” a Dio. L’importante non è tanto essere ordinati oggi, ma essere completamente disponibili a diventare sacerdoti, diaconi, servi di Dio. E questo è ciò che voi, cari, Kyril e Marco, avete fatto e state facendo: non cercate obiettivi personali, non cercate un ruolo sociale, ma volete appartenere al Signore. Il sacerdote non è un burocrate di Dio, non è un funzionario del Regno di Dio che esegue dei compiti. Il sacerdote non è qualcuno che svolge solo delle funzioni come farebbe un impiegato statale. Il sacerdote è soprattutto un uomo che dona interamente la propria vita, la propria esistenza. Oggi voi, cari, Kyril e Marco dite: “Signore, voglio essere tuo”. Diventare sacerdote non è per se stessi, non per ottenere qualcosa, ma per il popolo di Dio. E questo è ciò che il Santo Padre si aspetta da voi. Sono certo che in questi anni avete approfondito la vostra vocazione, attraverso difficoltà come tutti, fino a poter dire oggi: “Signore, eccomi. Fa’ di me ciò che vuoi. Non voglio nulla per me stesso, ma per il tuo popolo”. È questo che ci rende realmente sacerdoti: non le funzioni che sappiamo svolgere, ma il dono della vita a Dio, qualunque forma essa prenda.
Quando ero giovane sacerdote, un mio compagno, sacerdote da un solo anno, ebbe un grave incidente stradale. Sopravvisse, ma rimase completamente paralizzato per trent’anni, poteva muovere solo la testa e a malapena esprimersi. E potremmo chiederci: perché Dio permette questo, soprattutto perché permette a qualcuno di diventare sacerdote se poi, un anno dopo, non potrà più svolgere nessuno dei compiti tipici del ministero? Ma proprio questo mostra che essere sacerdote è molto più che compiere dei compiti. È donare la propria vita a Dio, e Dio la usa come vuole. Sono certo che voi, Cari, Kyril e Marco,
porterete molto frutto nel vostro servizio, nella vita spirituale e nel ministero diaconale.
Ma ricordate: anche se un giorno non poteste più fare nulla di ciò per cui vi siete preparati, la vostra vita sacerdotale non sarebbe inutile. Anzi, potrebbe essere ancora più feconda, come è stato per quel mio amico. Il Papa ci dice anche che il sacerdote e il diacono devono essere persone che vivono sempre unite a Dio, in dialogo continuo con Lui, con la mente e con il cuore. Entrambi sono necessari. In seminario avete studiato molto, alcune materie vi piacevano, altre meno. Ma ricordate: per un sacerdote, verità e vita vanno sempre insieme. Non si può cercare la verità senza cercare la vita, la vita di Dio. E non si può cercare veramente la vita senza cercare la verità. La pietà senza dottrina diventa sentimentalismo, una religiosità fatta solo di sensazioni. E la dottrina senza preghiera diventa arida e sterile. Per questo, cari, Kyril e Marco, vi dico: cercate la verità e cercate la vita, sempre insieme. Solo così potete arrivare all’intimità con Cristo. Un buon teologo non può essere qualcuno che non cerca la vita in Dio. E allo stesso tempo chi rifiuta la dottrina dicendo “mi basta un rapporto con Gesù” non arriva davvero a Gesù, perché per amare Dio bisogna conoscerlo, e lo si conosce attraverso l’insegnamento della Chiesa. Infine, il Papa parla della paternità sacerdotale: il sacerdote deve essere padre, padre spirituale. E voi diventate diaconi perché un giorno possiate diventare anche sacerdoti. Essere padri non significa “recitare” la parte di padre, ma esserlo davvero. Un padre non vive per sé stesso, ma per la sua famiglia.
Il sacerdote tiene il popolo di Dio nel cuore, lo porta nella preghiera. Prima di parlare agli altri di Dio, deve parlare a Dio degli altri. E questo è ciò che conta davvero. Il sacerdote vive la vita del popolo, condivide le sue sofferenze, piange quando gli altri soffrono, soprattutto quando si allontanano da Dio Come il buon pastore, ll sacerdote cerca la pecora smarrita e non si rassegna finché non ritorna. Non possiamo controllare la libertà delle persone, ma possiamo aiutarle a prendere le decisioni giuste per la loro vita….